
E fu così che Stella incontrò Max Gazzè in uno studio medico omeopatico.
Le sue gambe scivolavano continuamente sulla piccola poltroncina rosa confetto.
Le dita dei piedi quasi un impiccio.. e quelle parole a mordere…continuamente…oserei.
L’aria era viziata alquanto e quel sole, si quel sole nel cielo era uno schizzo di fuoco.
Il ranocchio fece la sua entrata trionfale, un battito di mani appena.
E festose fettuccine colorate.
Stringono la gola.
Stringono ancora…
Prego signorina Stella, mi concede questo ballo?…
Cosa importa se poi si cade?…