
Il tempo che scorre lungo i bordi…
La complice compassione dell’amore non conosce i sofismi della ragione.
Non accetta le gerarchie del cervello dice no all’evidenza del teorema, affloscia con un soffio
il minotauro di carta velina.
Il trauma più orgoglioso perde la sua maschera di fumo, sappiamo che il sole ha la grandezza
di un piede umano, già nel pantano la larva schiude ali di cristallo dopo le tentazioni di un
geometrico male.
Dopo i fallimenti che tentano la tua sopravvivenza, esplode la rivolta dell’impresa della vita
il guscio vuoto dell’impegno si colma di colori, vuole barattare i doveri alieni della croce cattolica
con le iridate fontane di tutti gli dei del risveglio.
La morbosa matassa del trauma mimetizzato, dipanerà quasi per gioco il gesto semplice dei pionieri.
L’illusione più grande è credere che ci sia qualcosa di irreparabile e che non si possa sfuggire alle turpitudini della
contraddizione e che la schietta maschera, ceda il passo alla perfezione impossibile.
Se tu vieni con me, dopo aver avuto paura faremo tre passi nel buio poi di colpo ritroveremo la luce.