
C’è un surrogato di mezza stagione, una pallida ecchimosi.
Un dorato sole lungo il tremore delle dita.
Una voglia di scherzare tuonando tra le parole, tracciare il solco e difenderlo.
Mi sento emergente dalla certezza altrui, nella modifica del mondo.
Nel pregiato pensare e condensati spostamenti di umore.
Nelle affabulazioni compensative, rimango soggetto.
Nel rotondo emblema mi distendo per dare luce.
Nel foglio veloce, nella consegna di eroico furore.
Ridisegna la pelle in un drip and dry, affidami ad un mercato eccitato.
Splendido rinnovo di facciata, insepolto di nuove opportunità ben calibrate.
L’amore è il mio cambiamento.
Nel mio cafè chantant, nel rifugio biondo.
Nel taglio verticale del respiro, un’espressione d’amore.
Mi avvolgo in lana superstite.
Dentro sacchi coloniali mi nutro di vol-au-vent e tronchi dilaniati.