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Queste lacrime di vetro sono come sono. Rotonde al tatto, fondenti nella masticazione.
Shhhhh… Pubblico. Lo sfondo si allarga e rivela. Un pianoforte in un angolo ed una poltroncina rossa, come una minuscola goccia di sangue. Che rimane intatta, e non sbava nei contorni. Rappresa, filata come una matassa coagulata. Rimango gettata sul palco con la strana sensazione di essere un quadro di Picasso. Scomposta. Con spezzoni vitali sottosopra. Con il cervello nella gola. E la gola nella pancia. Sa d’irreale questo mio sentire. In questo preciso istante, mentre le solite lacrime scorrono.. Ma siediti li e suonami qualcosa per favore. Assorbimi tra questi deliri da materasso.. Intontita dal gelo e poco salda per terra. Ho spezzato ancora un volo pindarico. Ma ho smesso di volare da tempo ormai. Il mio è solo un volo che non ragiona.. Una credenza, una coscienza che tende a gestirlo in qualche modo. Un prenderne atto, ma si alla fine cosa rimane di questo concerto..? E’ da poco passata la notte, ho saltato una cena. Ho inghiottito il sacco di piume sul divano. E sono rimasta tiepida vicino alle mie mani bollenti. L’indolenza che avanza. Nella stropicciata zona franca del cuore. E’ un freddo torrido. Un po fa bene un po fa male. E mi do della stronza, ma solo per vederne l’effetto sul vetro. Il mio viso ancora rannicchiato nel sogno. Negli avviluppati sbadigli delle mattonelle del bagno. Ma buttami qui. Amoreggia con la mano inerme. Ma che me ne frega. Che me ne frega se oggi piove… Se il cielo è un anarchico metereologo. Sipario. L'immaneUraganoAvvolgePensieri
Controluce di stella74 | 15:08 | | | Categorie: teatro
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